Attualità


Mauro Maurizio Palumbo

Nuovi spazi per le arti performative. Una riflessione in ‘era Covid'.COVID’


 

 

Quando si elabora un pensiero sullo spazio delle arti performative, la mente rinvia a luoghi preposti ad ospitare dei corpi in una dimensione fisica. Un processo, questo, che può essere definito ‘naturale', caratterizzato dalla ricerca dell'uomo di trovare habitat da riconoscere e marcare per poterli vivere. In quest'ottica, delineata anche dall'immaginario collettivo e generata da un'osservazione rapida e appartenente alla conoscenza dei più, sui comportamenti e sulle relazioni umane, si sviluppa un'analisi sullo spazio performativo inteso come luogo di ritrovamento di memorie corporee e di azioni volte alla comunicazione e alla relazione fra individui.

Sulle premesse degli studi di Edward T. Hall e delle sue teorie sugli spazi di comunicazione (Hall 1968), si comprende come l'uomo cambi il modo di interagire a vari livelli (intimo, personale, sociale e pubblico), e, a seconda della distanza, il modo di presentarsi all'altro: sulla base del confronto con l'altro, in base agli altri, si adegua a seconda dello ‘spazio' e del ‘luogo'.

Edward T. Hall, ci invita a riflettere anche sulla comunicazione inconsapevole, quella istintiva, che aiuta a superare gli ostacoli, che si creano tra uomini di diverse culture e stati sociali. Ritiene, che tra gli uomini esista una "partitura invisibile" basata sul binomio musica/linguaggio.

La comunicazione si serve di vari linguaggi che l'uomo, in maniera consapevole e non, usa a seconda delle situazioni che vive. Si può altresì, per semplificare, racchiudere la comunicazione in tre aree: verbale, paraverbale e non verbale.

La comunicazione verbale, che usa parole e dialoghi, si basa appunto su un approccio ragionato e consapevole; quella paraverbale, si caratterizza per il modo in cui avviene la comunicazione, come ad esempio: la velocità, la tonalità. Quella non verbale, comprende il linguaggio del corpo, ma anche tutta quella parte di comunicazione definita visiva o visuale. Infatti, il linguaggio include anche quella parte espressa in modo silente, dai gesti agli atteggiamenti. Il corpo parla con i suoi comportamenti e con le posizioni che assume, ma ancora di più con la scelta dello spazio che occupa nei contesti in cui si trova. In questo modo, il genere umano comunica, trasmette informazioni anche quando il contesto di condivisione fissa gerarchie di valori, riconosce spazi comunitari assegnando significati al tempo di attesa, quindi alla recezione di messaggi e all'anticipo o al ritardo di una relativa risposta. "Il luogo che un individuo occupa oltre i limiti della propria persona traduce ‘distanze' dagli altri: ad esempio, la sedia preferita in casa, il posto in automobile, la grandezza della scrivania, che separa il capo da chi riceve ordini in ufficio. Questo "territorio degli organismi" è l'oggetto dello "studio della percezione e dell'uso dello spazio", che Hall codifica in una nuova disciplina: la prossemica. Un incontro occasionale, una conversazione o una conferenza, rispettano le differenti misure delle ‘distanze spaziali'. Anche gli spazi urbanistici rappresentano un linguaggio attraverso cui gli uomini si passano comunicazioni" (Lever, Rivoltella, Zanacchi 2020).

La letteratura prossemica si è occupata delle distanze intercorrenti nelle relazioni di comunicazione focalizzandosi sulla dimensione nascosta della comunicazione: una dinamica, che accorcia o allunga le distanze relazionali e spaziali e che potremmo definire, in questo studio, ‘dimensione culturale' (Hall 1968).

Le dimensioni relazionali sono strumenti di intrecci culturali: il corpo è il mezzo per trasferire messaggi e lo spazio è quello che definisce le distanze e le dinamiche comunicative. Attraverso la prossemica, la distanza tra i corpi risulta determinante per comprendere il linguaggio, che nasce dall'incontro interpersonale. Le distanze che intercorrono negli ambiti comunicativi delineano aree di comunicazione e attraverso i linguaggi silenziosi, quindi corporei, favoriscono gli scambi interculturali e si strutturano le dimensioni relazionali.

Un aspetto da non sottovalutare è la cosiddetta "reazione di contegno", cioè il disagio che si vive e si percepisce quando ci si trova in un'interazione discorsiva sociale pressante per effetto di domande e/o prestazioni specifiche, si vivono delle distorsioni comunicative. Infatti, la grammatica del linguaggio corporeo (Borg 2011) può creare, nella recezione dei messaggi, frasi di aggressività o semplicemente di invadenza degli ambiti interpersonali, che rendono la comunicazione poco efficace. Quando si analizza e si studia il linguaggio del corpo e degli spazi performativi della comunicazione, la mimica facciale segna un aspetto fondamentale: misura il piacere o il disgusto dell'incontro, delinea il comportamento abituale o basale e attraverso le microespressioni facciali, si deduce il livello di sincerità della comunicazione (Borg 2011). Quindi il volto esprime le emozioni che scaturiscono da un incontro.

La mimica è sempre stata usata sin dall'antichità soprattutto nella cultura occidentale (Catoni 2008) e risulta fondamentale anche nella comunicazione verbale proprio per esprimere concetti che risulterebbero difficili nella comprensione. Nel contatto frontale, l'espressione facciale aiuta l'interlocutore a comprendere la dimensione della relazione e sviluppa il rapporto di distanza: dallo studio delle espressioni facciali, si evince come si possano esprimere consensi o dissensi anche in maniera incondizionata. Gli aspetti della comunicazione non verbale, quindi, risultano importanti e inevitabilmente necessari per la comprensione del linguaggio corporeo: mimica e cinesica, prossemica e apatica caratterizzano il messaggio e assicurano la ricezione dello stesso. Il corpo e la sua gestualità, al di là delle distanze e degli spazi di comunicazione, costituisce il primo strumento di relazione e interazione sociale.

Attraverso le azioni corporee, l'importanza di linguaggi non verbali e paraverbali diventano fondamentali in contesti di comunicazioni sociali, pubbliche, intime e personali. L'evoluzione relazionale nell'era dell'iperconnessione globale ha subìto vari e repentini cambiamenti: basti pensare all'elaborazione del modello "semiopragmatico" di Roger Odin, che ha elaborato un modello di analisi dei media audiovisivi da lui definito ‘semiopragmatico', attento, cioè, sia agli aspetti testuali che alle condizioni contestuali di fruizione. 

Nel 2013 Odin ha analizzato la comunicazione attraverso l'audiovisivo e la sensibilità agli aspetti della fruizione contemporanea. Si è interrogato sulla continua esigenza dell'uomo di cambiare spazi e distanze a seconda delle relazioni. In quegli anni, nel campo delle arti visive e performative, gli artisti, dopo un lungo periodo caratterizzato da sperimentazioni e linguaggi artistici improntati sulle nuove tecnologie, si sono posti l'interrogativo di come adeguarsi ai cambiamenti repentini dell'era digitale.

Si affermano, in quest'ottica, nuovi strumenti per la realizzazione di opere d'arte talora anche interattive. Basti pensare all'opera touch di Studio Azzurro[1] nella collezione contemporanea dei Musei Vaticani. Ed è così, che si consolida la connessione tra arte e digitale, un dialogo tra la staticità e la sacralità delle opere antiche e moderne con quelle effimere e contemporanee. Questo dialogo diventa inevitabilmente un elemento di studio e di ricerca scientifica e artistica che, con l'uso e l'utilizzo di internet, si apre a nuovi spazi di comunicazione e alla revisione di alcuni linguaggi artistici caratterizzati dai media audiovisivi e tecnologici. Quindi, arte e digitale, tecnica e tecnologia, per nuovi e rinnovati linguaggi ma anche per le nuovissime funzioni comunicative anche in una visione essenzialistica. (Benanti 2021).

Un'analisi che si pone come un punto di partenza sul concetto, oggi, di spazio di comunicazione e sul potere comunicativo dei linguaggi multimediali. Si creano nuovi spazi sia per la comunicazione sia per l'interazione, che innescano potere e influenza sull'immaginario collettivo in maniera persuasiva. Indipendentemente dai messaggi che offrono, questi nuovi spazi esercitano talora una comunicazione capace di allineare i comportamenti dei singoli individui e della società verso standard precostituiti e convenzionalmente studiati per livellare i rapporti sociali. Su questo esiste un'ampia letteratura prodotta dagli studi e dalle ricerche di Herbert Marshall McLuhan[2].

McLuhan definisce l'età contemporanea come un ritorno alla primordiale età dell'oro, in cui l'uomo anche se alfabetizzato ritiene opportuno far parte di una giungla cosmica massmediale.

I mezzi di comunicazione umana e i relativi mass media, definiscono quindi uno spazio virtualmente sociale e tale spazio, per appunto definito social, lo si intende come una grande estensione dello spazio pubblico e sociale.

Infatti, l'uomo si proietta nel villaggio cosmico del mondo massmediale per instaurare rapporti e relazioni attraverso uno schermo (Baragli 2020). Un mezzo, uno spazio e un rapporto, che smantellano e superano i distanziamenti, arrivando talvolta oltre i confini. Ed è qui che, in tempi di didattiche a distanza e restrizioni sociali, in un periodo, che prevede poca fisicità e poche relazioni pubbliche, se non quelle indispensabili, arriva lo spazio performativo social. Uno spazio deciso, caratterizzato da una comunicazione chiara ed efficace, che differisce tra quella verbale, non verbale e paralinguistica oltre a quella veicolata dalla scrittura o dai nuovi ideogrammi. Lo spazio virtuale, social, live o streaming che sia, diventa quindi come un palcoscenico. La performance è caratterizzata da strumenti tecnologici e informatici. Un luogo che è uno spazio virtuale e che per natura non esiste se non in una proiezione, che a sua volta si realizza grazie a una connessione dati. E nelle arti performative, proiettate in questa diversa visione priva di contatto fisico, si trovano corpi in presenza, collegati e connessi attraverso uno schermo, ma simultaneamente anche in assenza, intesa come mancanza di contatto corporeo. Un dialogo tra le parti in stanze virtuali che, a seconda della percezione individuale, allontana o aumenta il desiderio della fisicità e del contatto umano. Mentre nella performance in presenza opera un transfer emozionale, in quella a distanza si compie una trasmissione sensoriale. In entrambi i casi, si lascia una traccia mnemonica, che attiva la percezione e quindi una comunicazione che resta prettamente soggettiva.

La teatralità in ogni caso si porta a compimento: il sipario si apre con l'avvio delle dirette, il disegno luci può essere definito dalle lampade delle scrivanie o dai led del soffitto e così via. Una trasposizione dal reale al virtuale. Un'apertura di finestre sensoriali che, attraverso la fruizione audiovisiva arriva comunque a suscitare emozioni e sensazioni dovute al godimento attraverso gli organi di senso. Un mondo nuovo e veloce nel propagarsi e nello spingere chiunque nell'arena social a vivere le proprie performance in uno spazio virtuale, per il gusto della sfida o semplicemente per il piacere di provarci. Così, lo spazio performativo, oggi, diventa anche social e, come la scuola e il teatro, anche le arti performative proiettate nel mondo virtuale, conservano la propria mission: aiutare a concepire il rapporto personale con il mondo e con gli altri anche attraverso le nuove tecnologie.

In ambito teatrale, come in quello didattico, la presenza di corpi e di interazioni è fondamentale per creare legami emotivi o memorie che riportano a pensieri e concetti attraverso l'organizzazione degli spazi preordinati e semideterminati. Quindi la trasposizione nello spazio social è un'alternativa che sta alle scelte individuali di comunicazione perché lo spazio performativo è un qualsiasi luogo fisico o virtuale. Ha bisogno di corpi per parlare e lanciare messaggi, per raggiungere obiettivi a breve, medio o lungo termine. La scelta delle distanze è individuale, in quanto corpo, possiamo scegliere quali distanze usare, quali messaggi spedire, quali comunicazioni attivare attraverso dimensioni pubbliche o nascoste. Organizzare lo spazio performativo, anche in riferimento al contesto attuale, aumenta la consapevolezza individuale e collettiva (social), che, attraverso una stretta di mano, un abbraccio, una chat istantanea o una videocall, si può comunicare un messaggio preciso con le relative emozioni, grazie al corpo che vive nel suo spazio performativo preferito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

Balzola A., Rosa P., L'arte fuori di sé, ed. Feltrinelli, Milano, 2011

Benanti P., La grande invenzione. Il linguaggio come tecnologia dalle pitture rupestri al GPT-3, Ed. San Paolo, Milano, 2021

Baragli E., McLuhan Herbert Marshall, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/04/2020) 

Borg J., Il linguaggio del corpo, Guida all'interpretazione del linguaggio non verbale, traduzione di Simonetta Bertoncini da Body Language How to know what's REALLY being said Second edition Pearson Education Limited UK 2008, 2011, 2012 II edizione italiana Tecniche Nuove, Milano, 2012

Catoni M.L., La comunicazione non verbale nella Grecia antica. Universale Bollati Bolinghieri, Torino, 2008

Gagliardi C., Hall Edward T., in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/04/2020)

Hall Edward T., La dimensione nascosta. Il significato delle distanze tra i soggetti umani, Bompiani, Milano, 1968 

Hall E. T., Il linguaggio silenzioso, Milano, V. Bompiani, 1969

Odin R., Gli spazi di comunicazione. Introduzione alla semio-pragmatica, Ed. La Scuola, 2013

Pregnolato Rotta Loria F., Antropologia e prossemica, Campanotto Editore, Udine, 1998

Rivoltella P.C., Rossi P.G. Il corpo e la macchina. Tecnologia, cultura, educazione. Collana Orso Blu, Ed. Morcelliana

Rivoltella P. C., Prossemica, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/04/2020)

 



[1] Risale agli inizi degli anni Ottanta la nascita di Studio Azzurro, un gruppo di artisti formato da Fabio Cirifino, Paolo Rosa, Leonardo Sangiorgi e in seguito da Stefano Roveda, che ha esplorato nuove poetiche espressive attraverso l'utilizzo dei new media, introducendo nuove culture tecnologiche nell'arte. Studio Azzurro ha prodotto video interattivi definiti "ambienti sensibili" per installazioni in percorsi museali o per performance teatrali e film. I loro processi creativi hanno attivato percorsi trasversali. I new media hanno preso il posto delle tradizionali discipline e, con differenti contributi, hanno formato un gruppo di lavoro aperto: l'artista diventa plurale e costruisce l'habitat dove sperimenta, decide e accoglie idee e collaborazioni (Balzola, Rosa, 2011).

Studio Azzurro ha testato, attraverso video ambientazioni, l'interazione e l'integrazione tra immagini elettroniche e ambienti fisici con l'obiettivo di centralizzare lo spettatore/fruitore nell'idea di realtà aumentata. In questo scenario di relazioni e rapporti tra uomo, immagini e ambienti, troviamo: Miracolo a Milano, ambiente per specchi sensibili e Portatori di storie. Una retro-prospettiva realizzata a Milano nel 2016 ispirato all'omonimo film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattivi. La sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano si trasforma per l'occasione in un luogo di narrazione e di interazione dove si racconta di una città invisibile, quella degli ultimi, senza fissa dimora. Un luogo sensibile, quanto performativo che con il supporto multimediale e la video-proiezione di immagini trasforma il soffitto della sala in un cielo che ospita uomini e donne con le relative storie. Una sala con quattro specchi definiti ‘sensibili' che diventa un luogo silenzioso e surreale. Un'ambiente quindi sensibile che prende forma quando la sagoma del visitatore si riflette in uno specchio. È allora, che al posto del riflesso avanza un personaggio, si ferma, racconta un qualcosa su di sé e sulla città, econ un salto si solleva e raggiunge il cielo, al centro della sala, nel grande ovale, dove si unisce a tutti coloro che già volano tra le nuvole, nel cielo ceruleo di Milano. Studio azzurro, con le sue opere, si pone quindi come mediatore tra il cielo e la terra, tra realtà e immaginazione, tra uomo e natura, in un continuo innescarsi di domande e riflessioni sulla vita. Un altro esplicito esempio è IN PRINCIPIO (E POI), videoinstallazione interattiva in quattro parti per la 55esima Esposizione Internazionale d'Arte Biennale di Venezia. Nel 2013, per il Padiglione della Santa Sede Studio Azzurro, ha realizzato un'opera sul tema della Creazione mostrandosi al visitatore come una. scatola di un cosmo appena dischiuso. Un'installazione interattiva realizzata da lastre di pietra. Il fruitore interagisce attraverso gli organi di senso. Sulle lastre di pietra, i personaggi proiettati si raccontano e raccontano esperienze. Vengono espresse le costrizioni di persone che vivono quotidianamente in spazi limitati, come i detenuti, o di persone che vivono una forte limitazione del linguaggio verbale, i sordomuti. I primi tentano un ricongiungimento ideale al mito delle origini ripercorrendo la propria genealogia, mentre i secondi plasmano lo spazio davanti a sé con le scie dei gesti che descrivono elementi del mondo animale e vegetale. La lastra orizzontale al centro, inizialmente simile a una lavagna senza memoria, si fa deposito delle relazioni raccogliendo i gesti rilasciati dalle interazioni come organismi di luce, impalpabili ingranaggi che rigenerano costantemente un cosmo da decifrare. Lo spettatore, sollecitato a entrare in contatto con i personaggi per attivare la loro storia, per risonanza, attiva anche la propria superando la dimensione formale per immergersi nel concetto di origine, rivitalizzandolo attraverso l'esperienza della relazione e contribuendo così a generare un'opera di esperienza, appunto, e non di rappresentazione. Dopo l'evento nel Padiglione Vaticano, fortemente voluto dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura dello Stato della Città del Vaticano, si decide insieme al direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e alla curatrice della Collezione di Arte Contemporanea Micol Forti, che l'arte contemporanea avrà sempre più spazio nei Musei Vaticani. Infatti, presenteranno, poi, la Sala Studio Azzurro. Un'esposizione dello storico gruppo milanese all'interno dei Musei Vaticani donata dal Pontificio Consiglio della Cultura al termine della Biennale di Venezia. Per la prima volta, al pubblico dei Musei Vaticani sarà permesso, anzi, indicato di toccare con mano un'opera d'arte, per partecipare in modo interattivo in un dialogo tra opera e fruitore. Un'interazione intesa come ideale trasposizione dell'arte nell'evoluzione dell'uomo.

[2]Baragli E., McLuhan Herbert Marshall, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/04/2020)